giovedì 11 agosto 2011

Racconto ... parte2

Provai a spostarmi in avanti con il bacino più e più volte, nonostante la cintura di sicurezza inserita per trovare una sistemazione più comoda. Marco mi guardava silenziosamente ogni tanto in maniera assorta.
“Sei sgattaiolato fuori dal letto ieri notte”dissi  mentre torcevo nervosamente una ciocca dei miei capelli. La mia voce sembrava diffidente e ancora sconvolta per quello che era successo prima per strada. Mi capitava spesso di svegliarmi come lui si alzava dal letto. Proprio come capitava a lui quando io ero inquieta.
Lo sguardo di marco diventò diffidente e guardandomi di sottecchi sempre tenendo sotto controllo la strada “Ero agitato. Pensieri che mi frullavano in testa”
“Hai fumato di nuovo” dissi. Marco incrociò il mio sguardo e io mi ritrovai nuovamente a tremare, incrociai le gambe e mi piegai un po’ in avanti.
“Ha uno scopo la conversazione Julie?” mi chiese con tono di voce basso e quasi infastidito aprendo e chiudendo le mani sul volante.
“Non so, Marco. Sarei qui a far domande, se non ne avesse una?” Gli dissi con tono sarcastico, mentre i suoi occhi si allargarono in modo divertito e un sorriso gli apparve alle labbra.
“Se la conversazione continua su questo tono piccola avrai più di quello che tu possa immaginare e sopportare.” Mi disse con un filo di voce tirato senza staccare lo sguardo dalla strada. “ E’ questo quello che vuoi?”
Un guizzo di nervosismo mi attraverso dentro. Sembrava che non riuscissi a star ferma su quel maledetto sedile.  Feci un gesto con le mani in modo stizzito e gli chiesi “ Che ne sai cosa immagino, tu non mi parli. Mi porti a chiedere fino allo sfinimento, tormentando la mia mente senza che tu mi dica alcun che.”
Da lui non pervenne nessuna risposta. Il silenzio era opprimente mentre la macchina procedeva,per il nervosismo iniziai a tormentare l’anello di smeraldi di che avevo all’anulare. Me lo aveva regalato lui per il nostro primo mese insieme.
Fermatosi al semaforo del centro si volto a guardarmi in cagnesco e ringhio “Sei proprio decisa a tormentarmi fino allo sfinimento, ti consiglio di smetterla di stuzzicarmi così Julie altrimenti conosci le conseguenze.”
“Ma cosa sto facendo?” chiesi con orgoglio ferito e il mio sguardo che faceva difficoltà a sostenere il suo.
“Mi stai tentando” disse con guardo fermo che cercava di spezzare la mia volontà per far cadere il discorso.
“Ti tento? Io?” Cercai di mandare il volto nella mia migliore espressione di innocenza senza risultare finta nel farlo. E forse sarei stata anche più credibile, forse se un leggero sorriso di soddisfazione non mi fosse comparso sulle labbra costringendomi a distogliere lo sguardo da lui e guardare fuori dal finestrino. “Sono tua moglie Marco, non è che le mie piccole provocazioni ti corrompono al punto da portare nel peccato una persona che ha giurato castità. In che modo ti tento?”
Tornai a guardarlo con il cuore in gola quando lui rispose ringhiando “Essendo semplicemente te stessa maledizione. Ieri sera mi sono alzato perché ero inquieto e sono uscito e ho bevuto un po’di whisky cosa c’è di strano? Perché dovrei darti spiegazioni al riguardo?”
“Ti ho chiesto di darmi delle spiegazioni?”
“E’ esattamente ciò che mi stai chiedendo di fare Julie.”
“E allora perché ieri notte eri la fuori quando avresti potuto essere al mio fianco accoccolato o tenermi accucciata ai tuoi piedi come tu sai fare?”
Lui lo sapeva, lui sapeva come mi sentivo, lo vedevo nei suoi occhi che tornarono a guardarmi con lo sguardo da segugio come a voler capire dove volessi andare con quel discorsi.
Un clakson suono, era scattato il verde e immersi come eravamo nella conversazione nessuno dei due se ne era reso conto. Marco riportò l’attenzione alla strada e riparti. Non sapevo fino a che punto portare avanti la conversazione. Mi rendevo conto che se non fossi stata attenta con le mie provocazioni  mi sarei ritrovata a percorrere sentieri che non ero pronta ad affrontare.

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