Un giorno riuscirò a capire il perché di certe cose...come tu riesca a condurmi alla soglia delle lacrime e spingermi anche oltre solo con le parole. Lo hai fatto ricostruendo parti di me che erano state fatte in frantumi. Mi hai chiesto prima una immagine: oggi è quella di me che guardo indietro e mi vedo disperata, senza più lacrime da versare, senza più la forza di mangiare, bere, sentire, vivere. Una ragazza seduta a terra in modo scomposto con attorno un cumulo di macerie a provare in modo affannoso e disperato a ricostruire un mondo che era stato fatto in polvere. Un mondo che io stessa avevo fatto in polvere perché non andava più bene per me. E quando pensavo di poter ripartire mi sono resa conto che chi voleva aiutarmi in realtà non era la persona giusta che vedendo la mole del lavoro è scappata lasciandomi più sola che mai. Vedo me stessa seduta a terra senza più lacrime da versare perché priva delle forze per versarle e senza più niente da dare perché pensavo che tutto quello che avevo mi era stato preso. Senza più forze perché distruggere un mondo dove si ha una parvenza di sicurezza emotiva anche se ti stai rendendo conto che ti annienta un pezzo alla volta, che ti fa male nel cuore e nell'anima, lascia privi di ogni forza, di ogni appiglio con cui poter risalire. Guardo dietro e mi rendo conto che sono stata io la prima a buttare giù tutto. A distruggere la mia città e questo mi faceva sentire disperata.
Perché lo avevo fatto sentendo il mio vuoto, solo perché non stavo più sentendo nulla se non ansia paura e disperazione, perché mi sentivo annegare dentro me stessa. Mi sono resa conto che lo avevo fatto perché non stavo più emozionandomi. Non stavo più soffrendo, non stavo più amando, non stavo più piangendo. Solo sopravvivendo. Ero arrivata alla fine di me stessa dove non c’era più nulla più. E poi se arrivato tu, ti sei avvicinato a me poco alla volta, mi hai visto da lontano e poi ti sei seduto ad osservarmi e a poco a poco a far domande e ad interessarti su ciò che stavo facendo e mi hai ascoltato e ascoltato ogni tanto dandomi i tuoi consigli o esprimendo il tuo parere. All’inizio li sentivo come echi lontani come voci provenienti da un altro luogo come se poco mi raggiungessero ma poi man mano mi sono resa conto che anche se lontani riuscivo a capirli e affinando l’orecchio sono riuscita a capire la lingua in cui parlavi. E sempre poco alla volta ciò che dicevi era come se lo trattenessi dentro. Sei stata acqua su un terreno secco. Ogni goccia di te che mi donavi mi ha aiutato a rendere fertile un terreno che era divenuto solo polvere. Mi hai aiutato a ricostruire ciò che avevo distrutto. E ciò ha portato che non mi hai aiutato a ricostruire le basi sul modello di prima, ma mi hai dato la forza ricostruire quella che io ero con una diversa prospettiva. Mi hai fatto render conto che il mio mondo è dentro di me. Che dovevo solo aver modo di tirarlo fuori. Che non era ciò che avevo intorno che faceva di me ciò che sono ma è ciò che sono che regola il mondo intorno a me. Mi hai fatto render conto che non è vero che non avevo più niente da dare al mondo perché ciò che sono non può mai essermi portato via. Le maschere e gli scudi possono cadere ma esse non fanno di me la reale essenza del mio essere, danno solo agli altri una prospettiva diversa di me. E che esse non sono necessarie quando io sono in comunione con me stessa perché se realmente sono io allora sono in grado di essere forte davanti al mondo e fragile allo stesso tempo. Sono in grado di emozionare ma allo stesso tempo di emozionarmi senza paura, senza il terrore di farmi male di frantumarmi che tutto questo è dentro di me, devo solo imparare a capire cosa è meglio per me ed a ricercarlo senza paura. Mi hai fatto capire con il tuo esempio che è dedicandosi a una persona questa può nascere nella sua natura. Sai mi hai chiesto perché spesso mi sento soffocata da cosa deriva oggi l'ho capito, anzi l'ho capito scrivendo e in questa mezzora di conversazione. Mi sentivo soffocata perché mi veniva chiesto o preteso che rinunciassi a parti di me che non volevo rinunciare. Io non voglio essere obbligata a donare le mie attenzioni, la mia liberta i miei sentimenti le mie emozioni i miei pensieri il mio piacere la mia sofferenza senza realmente che l’altro si metta in gioco con tutto se stesso sentendo e percependo solo un lato egoistico. Con te è stato come quando ballo come quando suono, come quando scrivo ho lasciato che tutto fluisse da te a me in modo armonico, ho lasciato che tu mi guidassi, mi incoraggiassi, mi frenassi mi facessi sentire leggera e ho voluto che tu sentissi ciò che mi lasciavi non trattenendo nulla. Mi sono donata a te nello stesso modo in cui ti sei dedicato a me. L’ho fatto prima senza rendermene conto e poi poco alla volta sempre di più perché in fondo è nella mia natura e poi in modo consapevole ma mai e poi mai con forzature. E allo stesso tempo ho sempre la sensazione che non sia mai abbastanza. Questa sensazione non mi svuota delle emozioni, non mi lascia priva di energie e paure, non mi fa sentire soffocata ma mi riempie di colori, musica e immagini. Mi da il desiderio di scrivere e di donarti la stessa gioia che tu riesci a donare a me. Di farti emozionare nello stesso modo in cui riesci ad emozionarmi. Di far in modo che ciò che tu mi regali torni a te cento volte superiore. Sto piangendo di nuovo e devo capire ancora perché mi capita ma non mi importa. Sono lacrime che non voglio trattenere sono rare come i quadrifogli, e se potessi ancora suonare allora le suonerei ma non potendolo fare posso solo donartele cosi come vengono. Tu mi hai ridato la possibilità di sentire questa emozione che è indefinita per me, che non ha un nome e se mi procura lacrime e a te ciò emoziona allora ogni lacrima è tua e cosi come amo ridere sto imparando anche ad amar piangere perché mi fa render conto che sento e provo emozioni e le posso vivere senza timore di rompermi. Non importa ciò che verrà domani, domani è un altro giorno e sai quando si fanno progetti gli angeli ridono. Io preferisco ridere per portare gioia e soddisfazione e serenità che far sorridere gli angeli. Alla fine loro sono sopra la nostra stanza siamo noi a star dentro di essa.


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