“Sono a letto, la cameretta è in penombra e come da Tuo ordine mio Signore inizio a masturbarmi. Provo con le mani, ma mi rendo conto che non è abbastanza. In realtà toccarmi è quasi fastidioso, cosi decido di fare diversamente oggi. Lascio libera la fantasia che inizia a partire prima del resto. Provo a indirizzare su diverse strade, a percorrerne una o l’altra ma niente. Alla fine ripenso a me bambina, quando fantasticavo senza mai un piano preciso da seguire. La mia mente volava e aleggiava toccando diversi scenari fino a sentirne uno cantare alla mente e cosi avviene anche ora.
Marco era al Cerulean club come al solito. Un locale che frequentava da tanti anni. Molto esclusivo e con regolamenti rigidi sulla privacy, sulla identità dei soci. Caratterizzato da codici di comportamento vincolanti per tutti i membri. La prima è che essi si proteggono e spalleggiano l’un con l’altro. La seconda che ogni membro deve avere sempre un secondo di fiducia. Marco era seduto insieme a Claudio, il suo secondo e migliore amico, a bere una birra e parlando del viaggio che stava organizzando per andare Scozzia con Monica. La sua attuale fidanzata e schiava.
Mentre era intento a rimuginare trai suoi pensieri la vide comparire trafelata dall’uscio della porta e dirigersi verso lui iniziando a parlare in modo veloce e conciso senza che lui riuscisse a capire un minimo di ciò che stava dicendo. L’aria, di colpo nella stanza, si era gelata e lui fece appena in tempo a rendersi conto della situazione. Il barista era rimasto immobile e a guardare la ragazza in cagnesco. Cosi come gli altri membri del locale e il suo amico che aveva assunto un atteggiamento lontano e distaccato. Per l’ennesima volta Monica aveva dimenticato le regole, comportandosi come se fossero in un locale qualsiasi, eppure era ormai un anno che si conoscevano e dopo un periodo in cui si erano annusati a vicenda cercando di capirsi l’un latro lui le aveva detto la sua natura dominante e sadica nonché di scambista. Lei non conosceva questo mondo quindi aveva impiegato un po’ per comprendere e per sentirsi a suo agio in determinate situazioni fino ad arrivare ad apprezzarle e viverle con più naturalezza. Man mano che la storia era proseguita tra loro anche il desiderio di Marco di condividere la gioia che provava con i suoi amici era cresciuta tanto da averlo condotto a chiedere a Monica di unirsi insieme a lui al club come compagnia definitiva, sotto la sua responsabilità e disciplina. Le aveva spiegato che al suo interno c’erano regole di condotta ferree per le donne e che se avesse accettato avrebbe dovuto rispettarle ma lei faticava ancora ad entrare in pieno in determinati comportamenti.
“L’umido che sentivo tra le cosce prima, poco a poco si è intensificato e non era il desiderio di toccarmi che si faceva forte. Era diverso. Volevo essere riempita. Non lo avevo capito all’inizio. Non era il toccarmi che mi dava fastidio, ma era il mio bisogno ad essere diverso. Avevo necessità di sentire dentro di me qualcosa che mi allargasse. Sentire scavare e aprire le pareti del mio essere. Non qualcosa che facesse crescere a poco a poco, ma qualcosa che lo facesse esplodere. Cosi ho preso il rabbit e ho iniziato a spingerlo dentro di me. Ero già bagnata quindi non ho avuto problemi per la prima parte e poco a poco l’ho fatto scivolare dentro, sentendo le pareti allargarsi e tendere come a voler accogliere quella dolce intrusione come un bisogno, come quando si beve in modo avido da una fontana. Non l’ho attivato ma ho iniziato a muoverlo lentamente e di pochi millimetri su e giu dentro di me toccando in modo delicato ma fermo e a lungo la cervice. Poi ho cambiato l’inclinazione portando la parte alta a toccare l’incavo che si trova dietro l’altezza del clitoride in modo da sfiorare la ruvidezza che è situata nella parte superiore e ho accesso il movimento rotatorio in senso orario”
Ripreso il controllo di se Marco la quieto mettendole un dito davanti alla bocca e una volta zittita le alzo il mento inducendola a guardarlo. Con voce ferma le disse che per l’ennesima volta aveva dimenticato il protocollo. Lei provo a replicare in modo nervoso e con voce strozzata ne parliamo dopo a casa ma sotto il suo sguardo minaccioso, gelido e determinato il fiato le si fermo in gola. Le energie, l’animosità e la forza che la pervadevano si spensero come per incanto inducendola a chinare la testa e sussurrare “si, mio Signore mi spiace”. Rimasta ferma nella sua immobilità, avendo persino timore di emettere il più tenue respiro per non peggiorare la situazione. Si rendeva conto che forse per l’ennesima volta aveva tirato la corda. Tutte quelle regole che per il suo compagno sembravano cosi importanti a lei erano così estranee che passavano in secondo piano. Non riusciva a capire cosa ci trovassero nel far attendere una donna all’uscio della porta senza poter entrare se non previa autorizzazione del suo compagno o di un altro dominante della sala. Ma dal comportamento che le altre persone che sembravano sul piede di guerra comprese che per loro non era un semplice gioco. Per loro quello era il loro spazio le loro regole e lei aveva evitato per l’ennesima volta di rispettarle. Non fece in tempo a finire questo pensiero che Marco le porse la mano, mentre nel frattempo come da lontano sentiva chiedere a Claudio di assisterlo. Monica alzo di scatto la testa e stava per fare un passo indietro quando lo senti dire: “se provi ad uscire tra noi si chiude, hai accettato le mie regole, le nostre regole che sono diventate anche le tue regole oggi subisci le conseguenze della tua disubbidienza questo serve a te come a me ma se vuoi andare sei libera di farlo”. Monica inizio a tremare e rendendosi conto di tutte le possibili conseguenze di quello che poteva succedere se avesse deciso di voltargli le spalle. Cosi a malincuore con la testa chinata prese la mano del suo compagno e si lascio condurre davanti a un tavolo di legno dove dopo essere stata spogliata venne fatta chinare in avanti da Claudio che provvide anche a fermale mani e caviglie con delle corte.
“Ho acceso le orecchiette del rabbit con velocità più leggera perché se fosse stata al massimo sarei venuta subito, questo ha portato ad innalzare il livello del piacere che stavo provando ma non era abbastanza e ho iniziato a contrarre i muscoli interni in modo regolare e profondo. Controllandoli, stringendo inizialmente solo la parte bassa in modo leggero. Una due tre quatto cinque volte e poi in modo più profondo tenendo il controllo di ogni muscolo dal basso verso l’alto sempre a ritmo di cinque stringendo e rilassando. Ho proseguito stringendo solo in alto e successivamente facendo il movimento dall’alto in basso. Il mio piacere era arrivato quasi all’orgasmo ma… ma non volevo ancora venire la mia fantasia non era al culmine cosi ho spento il vibro e lasciato solo la parte interna a ruotare continuando a contrarre in modo incondizionato i muscoli sentendo ogni venatura del dildo che avevo dentro. E più contraevo più mi bagnavo e più il piacere si ampliava rimanendo però in una soglia accettabile dove potevo andare avanti con le mie fantasticherie.”
Non ebbe il tempo di pensare che subito i colpi iniziarono a scendere sulle natiche, sulle cosce, sulla schiena, nella sul sesso a intervalli regolari di dieci colpi, dai due uomini che si alternavano cambiando anche continuamente strumenti. Cane, cinta, mani, frustino, flogger. Alla lunga i colpi erano cosi intensi che il dolore le era entrato dentro come una seconda pelle inducendole a entrare dentro se stessa per sopportarlo.
“A questo punto ho acceso anche le orecchiette vibranti del rabbit che mi anno spinta al livello più alto dell’eccitazione, dove con la mente perdi la cognizione del tutto. Rimanendo concentrata solo su te stessa. Dove il mondo esteriore sparisce e rimani con la oscurità dentro di te. Tu da sola senza niente altro intorno e senti tutto il corpo che vibra, dove trattenere è solo per volontà, dove contrai non solo i muscoli vaginali senza un reale sforzo ma senti nello stesso momento anche tutti i muscoli del corpo in tensione. Quello in cui sei tra il venire e il trattenere, dove sai che se trattieni troppo poi perdi tutto. Quando sei al massimo della eccitazione e che se lasci tutto si conclude ma… se lasci al momento giusto la ruota ha un nuovo slancio, ti lascia nuova vita”
Aveva smesso di resistere e ribellarsi accettando docilmente ogni lancia di dolore e cullandosi in essa. Il nero nella sua mente l’aveva avvolta e l’unica attività possibile era prendendo aria tra i colpi più duri e quelli più leggeri.
Era arrivata al suo limite. Il dolore era diverso dal solito era più leggero ma allo stesso tempo più profondo le arrivava fin dentro ai muscoli delle gambe colpendo allo stesso modo la parte più interna di lei. Quasi a volersi imprimere nella sua anima. Quando il primo singhiozzo le inizio ad uscire dalla gola si senti sciogliere braccia e gambe.
“Trattenere era diventato quasi impossibile e spingendo semplicemente più su il rabbit l’ultima stimolazione mi ha mandato dove il piacere era quasi doloroso fisicamente da sopportare. Ho sentito il ventre contrarsi e il bacino sollevarsi per andar incontro alle vibrazioni. Allo stesso tempo era forte il desiderio di scostarsi per la troppa stimolazione quasi dolorosa come gocce di cera. Quando pensavo di non potercela far più tutto è andato in frantumi e ho sentito il mio sesso pulsare in modo ritmico, profondo e intense, quasi da lasciare privi di forza ma pronti per un nuovo viaggio.”
Le sembrava tutto ovattato intorno a lei. Ogni forza le era stata tolta. Marco la prese in braccio e si andò a sedere tenendola accoccolata, accarezzandole i capelli mentre Claudio la copriva con una coperta.
“Avvolte odio usarlo proprio per questo. Perché rende il piacere cosi vicino al dolore da lasciarti inerme per diversi minuti, con il sesso ancora pulsante, le gambe bagnate e tremanti senza più nessuna forza per alzarti. Ti senti come se ogni parte di te fosse liquefatta ed esposta.”
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