Sento il cuore battere sotto la mia mano. Il tuo respiro accarezzarmi la fronte. Il tuo calore scaldarmi il corpo. Sento la tua presenza in me, dentro di me. Come un battito d’ali sei entrato, hai sfiorato con dita delicate toccando gli angoli del mio io. Il sentirti in quel modo mi a messo paura. Non di cosa tu sei o chi sei ma di come io mi sentivo. Paura di non esser più solo io in me ma di perdermi anche in te. Ti ho chiuso fuori cercando di capirmi, perché riuscir a dar un senso a quella paura mi avrebbe permesso di capire cosa realmente mi spaventava. Sono andata a guardare dietro, a guardare da quanto tempo cammino da sola. Da quanto tempo pur avendo avuto persone vicino a me e intorno a me in realtà io non abbia mai dato tutta me stessa a nessuno da oramai non so più quanti anni. Mi rendo conto che da oltre dieci anni ho diviso le varie parti di me tra le tante persone che avevo intorno consapevole che se avessi perso una di loro non avrei perso tutti gli altri come era capitato per chi era il mio tutto molti anni orsono. Facendo cosi, prendendomi il tempo per riflettere e capirmi ti ho chiuso fuori. E facendolo ho chiuso fuori tutti quanti intorno a me. Io da solo cosi facendo trova solo aridità. Non puoi donare te stessa a te stessa… è come piantare nel nero più nero dove ne luce ne acqua ne niente ci sono. Ciò che ne nasce è niente. Altra desolazione altra solitudine, altra disperazione altro dolore. E’ un inizio e una fine di triste buio. Tornare a sentirti e toccarti non è stato facile non lo nego, ma ho capito due cose importanti per me: la prima è fare è che perdersi nell’altro è una delle sensazioni più belle, l’altra è che rischi di perdere te stessa se non fai costantemente attenzione e non impari a viverti mantenendo la tua essenza e vibrando nell’essenza dell’altro.
Cosa sto imparando in questo periodo… a donare me stessa a non tenere nulla per me, la paura del pensiero di cosa pensano gli altri è come un velo che metto tra ciò che faccio e ciò che vorrei fare e poco alla volta sto imparando a toglierlo. Donarsi agli altri vuol dire anche viversi per ciò che si è senza la paura della loro reazione e avendo allo stesso cura di loro ma non per questo snaturandosi e forzandosi e ripiegandosi su se stessi. E ogni volta che mi dono, che lo faccio di mia spontanea volontà, che è qualcosa che desidero dare a te e dividere con te e penso di aver dato tutto, mi rendo conto che c’è altro che potrei e vorrei che fosse tuo. A volte è come se ci fosse un muro davanti a quello che vorrei che fosse tuo, e altre volte man mano che passa il tempo mi rendo conto che quel muro diventa come velina per poi non esserci più. E per ogni nuovo pezzetto che viene a te è come se andassi a conoscere una nuova parte di me. A toccarla con mano. E a scoprire che ha nuove ramificazioni nuove estensioni. Nuovi orizzonti. Allo stesso tempo mi consente di guardare indietro e vedere da dove tutto ha avuto origine. Un pezzetto alla volta guardo il momento in cui ogni cosa ha preso il via. Quando ho smesso di vivere dentro di me e sono uscita agli altri, quando ho capito che alla lunga stare con gli altri era devastante per me. Quando stare con gli altri era rassicurante per me. Quando metto un punto di consapevolezza la mia mente dice ok ora lo so. Ok ora so di essere masochista ma… Ma… mamma quanti ma, che ci faccio del fatto che sono masochista? Da solo è come un deserto arido, anche volendolo portare alle estreme soglie della mia consapevolezza e del limite del dolore di per se non mi da niente se non dolore, introspezione e preparazione al piacere, ma se non fossi tu, sarebbe comunque arido alla lunga. E anche ora è arido da se, se la mia mente non fosse legata a te. E allo stesso tempo non è questo quello che realmente conta perché di per se non è sufficiente. A cento colpi che segnano il mio corpo, preferisco cento morsi che lacerano la mia carne perché nati dal tuo bisogno di entrare in me e dal mio di sentirti dentro di me. Non so neanche io cosa voglio dire sinceramente mi fa strano scriverlo perché con tutta franchezza non ha preso una linea definitiva nella mia testa ciò che mi frulla come sensazione. Ma è questo ciò che ho capito in questi due giorni. Pensavo di aver raggiunto una sorta di limbo dopo aver in parte capito il fatto di trarre piacere dal dolore o più che altro accettato ma lo sfioramento da parte tua e anche di influenze esterne ha rimesso di nuovo tutto in discussione, tutto sta ritornando in confusione. Sembra come se da una strada lineare la mia mente avesse ripreso a vagare tra mille miglia di possibili percorsi. Il periodo di sospensione nel tempo per dar modo di conoscere altri lati di me stessa credo che stia finendo nuovamente. Nuovamente posso tirar le linee di definizione che portano ad aprire nuove domande, di nuovo di me posso tornar a dire di non sapere cosa il mio io stia cercando.
Di nuovo mi rendo conto di dover ripercorrere in parte strade già battute per vedere dove sono arrivata e di nuovo sbatto con le mie paure e di nuovo ci sono lati di essere in cui vedo falle da cui partire per risalire. Di nuovo mi rendo conto che sono solo i timori a bloccare perché non vedo con gli occhi diversi come aggirare.
Nessun commento:
Posta un commento