Qualche volta vorrei poter far di testa mia, mandare al diavolo tutto e tutti. Fregarmene ci sono io e basta, i miei bisogni le mie volontà, ciò che ritengo meglio per me. Poi mi fermo mi guardo dentro, lo spirito di autonomia che ho spesso cozza con il desiderio di esser sua, due volontà che si scontrano dentro me. Due diversi mondi, quella di esser avvolta nel suo grande abbraccio dove non c’è un io, ma un noi, dove lui è timone, guida e bussola e io li al suo fianco che lo seguo tenendogli la mano, lasciando che mi conduca in terreni impervi, nel paradiso o nell’infermo ma comunque camminando libera nelle catene della sua volontà. Oppure io da sola con il mio mondo e il desiderio di far di testa mia e a modo mio, dove non c’è scopo o condivisione, ma un camminare passo dopo passo da sola provando a raggiungere la stessa meta. La sensazione di vuoto e pianto mi riempie il cuore, conosco la mia natura. Doppia natura, una benedizione e una dannazione. Guardo a lui e il cuore si riempie ancora e ancora, una lacrima scende dai miei occhi, un’altra volta ho scelto. Un’altra volta ti ho scelto. Ancora la tua volontà sopra la mia. Tu mia guida nello scavare in me, tu compagno del mio viaggio, tu colui fautore dei miei tormenti e madre delle mie suppliche. Tu sempre tu che mi consenti di essere me stessa sempre.

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