Quando un domanda si insinua nella mente, è come un tarlo che lavora dal di dentro. A volte possono passare poche ore prima che si trovi una risposta, a volte ci vogliono anni. Spesso può essere frutto di una ricerca breve altre volte impiega anni affinche si arrivi a una conclusione tale da far si che tutti i nodi vengano districati e tutto fluisca in modo lineare. Spesso piu le domande sono contorte e piu è semplice la risposta, ma quando e le domande sono semplici è li che nasce il problema. Quando una domanda è semplice richiede una vastita di materiale da prendere in considerazione affinche si possa rispondere con cognizione di causa. A volte non basta una intera vita per poter dare una risposta completa. Altre volte passano gli anni e abbiamo la risposta proprio li, davanti a noi. Ho imparato nella mia vita che, anche se complicate le loro risposte e contorte da cercare, è sempre buono farsi delle domande, piuttosto che lasciare che tutto scorra senza neanche fermarsi ad analizzare le sensazioni, retrogusti ed emozioni delle cose che mi circondano. E' un modo per sapere che sono viva, lo avevo dimenticato in questi ultimi cinque anni. Mi ero dimenticata cosa ero capace di sentire, provare. Avevo dimenticato offuscata dal desiderio del vivere i momenti, di vedere dentro di me e cosa quei momenti mi davano. Non avrei mai pensato che tornare di nuovo avrebbe riportato un'altra volta tutto questo a galla. Non so se è un bene o un male, ma di sicuro so che mentre prima avevo il violino a far fluire, ora cosa può sostituirlo? Cosa può tenere la mia mente focalizzata nel riportare fuori ciò che dentro è un vero caos?

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