Mi fermo e mi osservo, guardo questo guscio dove mi sono chiusa, questo scudo che protegge il mio io la mia essenza la mia anima me stessa. Guardo me che mi proteggo dalla paura e dal terrore provati, dalla disperazione di aver perso il mio mondo, dalla disperazione di dover camminare in una esistenza che non riconosco come mia. Guardo, guardo e osservo e rimpiango tempi in cui la vista mi era preclusa, guardo e osservo, osservo con occhi nuovi quella che è la realtà intorno a me, diversa eppure cosi uguale, guardo la mia famiglia ad occhi aperti, guardo il loro essere. Guardo il loro mutare da uno strato ad un altro in base al mutare del mio guardare e soprattutto del mio sentire. Guardo e osservo come tutto cambia e si modifica in base a come io muto e mi terrorizzo dei miei costanti cambiamenti, mutamenti. Mi rendo conto che per rendere tutto stabile, presente su un unico canale adatto a me devo essere io a sintonizzare il mondo che mi circonda sulla mia frequenza e non aspettare che siano gli altri che si sintonizzino se non voglio essere sormontata da tutto il resto. Mi rendo conto che questo mi spaventa. La leggerezza di tempi passati quando tutto era naturale senza comprensione svanisce eppure è ancora li presente. Mi rendo conto che il mio non vedere mi obbligava ad usare tutta me stessa per essere. Per andare oltre me oltre tutto. Mi rendo conto che vedere il buio… ti lascia in uno stato di profonda solitudine e ti paralizza. Ma vedere la luce è anche peggio. Ti fa salire cosi in alto, ti fa sentire cosi leggera e priva di sostanza, fuori dal corpo fuori da tutto che perdi contatto con la realtà circostante. Niente ti sembra importante quello che ti circonda. Ti rendi conto della fugacità delle cose di come tutto sia un ciclo … un flusso, di come le persone e gli oggetti vanno e vengono e che non puoi e non devi centrarti su di loro, ma solo su te stesso per progredire e camminare. Mi fermo e mi osservo, tolgo questo scudo che fa da sordina alle mie emozioni e alla mia paura. La osservo … e mi rendo conto che alla fine anche lei sparisce, ciò di cui avevo terrore non era la situazione in se e per se, ma come sarei potuta venir percepita dall’esterno, ciò che mi faceva paura era il mio continuare mentalmente a pensare senza avere la padronanza della mia mente. Mi rendo conto che per la prima volta mi sono scontrata con la paura, la reale paura … la paura di me stessa, la paura, le mie paure. La paura di me stessa, la paura di fallire, la paura del mio buio interiore cosi represso. Mi osservo e vedo i miei fallimenti, mi osservo e vedo i miei sogni di ragazzina che sono andati perduti e attingermi a recuperarli. Riprendermeli in quel maledetto buio che mi circondava. Mi rendo conto che devo imparare a vedere nel buio di me stessa… perché è li che ho nascosto il bene e il male di ciò che sono. Mi rendo conto che il mio buio interiore è sacro come la mia luce, mi rendo conto che… avere una guida in quel buio può essere non corretto perché le risposte che tenderai a daei sono quelle che l’altro si aspetterebbe da me, mi rendo conto però … che non si può scendere in quel buio senza mai riemergere, si rischia di perdersi senza ritrovare la strada. Mi rendo conto che ritrovare la strada per uscire non è solo una questione di faro. Ma una questione di punti di riferimento. Imparare a trovarli sempre, imparare a guardare oltre il guardabile. Procedere a piccoli passi ma lenti e costanti, un piede dietro l’altro, sentendo l’equilibrio nel passo successivo. Mi rendo conto che forse la sensazione di volare… è solo una sensazione che può essere deleterea perché la verità è che per arrivare in cima a una vetta … per arrivare alla cima di se stessi occorre una camminata lenta e costante. Una salita a piccoli passi senza voltarsi indietro. Una evoluzione non solo su un unico piano, ma su più piani contemporaneamente. Questo perché poi il voltarsi, senza una reale stabilità, può dare le vertigini e spaventare molto piu della salita fatta. E’ ciò che mi è successo. Mi sono resa conto di aver lasciato indietro la bambina che ero, non di non averla portata con me… solo di esser andata sopra di lei di esser cresciuta e mi sono spaventata. Ho guardato senza.. rendermi conto di ciò che stavo facendo, ho guardato il mio pianto interiore di bambina … ho guarda la disperazione per i continui abbandoni e la forza che ci è voluta per continuare a crescere. Ho guardato e ho visto la costruzione fatta di acciaio e vetri che erano intorno a quella bambina e che le ha permesso di proteggersi dal dolore di una infanzia. Ho visto e non mi sono sentita in grado di abbandonarla. Ho visto e quando ho ripreso la bambina tra le mie braccia … tutte le mie protezioni di cristallo e ferro sono crollate, tutto si è espanso in senso laterale. Guardo nel passato e mi rendo conto di non capire cosa voglia dire l’espressione che piu volte è stata usata su di me … “distruggerò il tuo amore”. L’amore è amore … non si distrugge … l’unica cosa è che si rimane feriti e allora si ha paura di tornare ad amare a riaprirsi a questo sentimento. Mi rendo conto però che il dolore va a braccetto con l’amore. Le persone che si amano ci feriscono, che noi lo vogliamo o no, che loro lo vogliano o no. Il dolore che deriva dall’amore è la forma più alta di dolore perché va a colpire l’anima della persona. A meno che … l’amore è un amore incondizionato, quindi si rimane ferito il cuore… ma il cuore nelle sue emozioni terrene quelle di basso livello, quelle più umane. Ma l’amore sopraelevato… quando si arriva a donarlo… qualsiasi cosa succeda… non può essere tolto. Ne negato, ne distrutto. Si può… semplicemente arrivare a non sentirlo perché si chiude il cuore… ma sarà li sempre presente.Guardo dentro me stessa. Ancora nel profondo e vedo la vergogna di me bambina per il dispiacere portato a una compagna e il mio punirmi e trattenermi nel fare le cose negli anni a venire. Vedo il mio ferire la persona che amavo… per il bisogno di libertà. Vedo la conseguenza di quella che è stata una scelta dura e difficile da fare, i cui sensi di colpa, non per la scelta in se e per se, ma per il dolore causato mi sono portata dietro. Vedo e mi rendo conto però che se non ci perdoniamo noi per primi per queste cose non c’è modo di proseguire. Imparare anche a perdonare se stessi è una delle cose piu importanti. Imparare a seguire il proprio io interiore è la cosa più difficile. A volte ci si continua a punire perché si ha paura di quello che potrebbe essere il futuro se invece che guardare al passato ci si volta e si va avanti. Mi osservo e vedo che il desiderio di proseguire è forte. Mi vedo che invece di fare la scelta di evolvermi spiritualmente ho cercato di riprendere coscienza della realtà che mi circondava dandogli un senso, e trovando dei punti fermi e scopi nella vita. Mi rendo conto però che non si può vivere solo di materialità… ma non solo di introspezione. Uscire anche da se stessi per entrare nell’altro è la parte principale per conoscere il tutto che ci circonda. Uomo, animale o vegetale che sia. Mi rendo conto che evolversi è un percorso pluridimensionale. E’ un costante mutamento di se stessi, è un andare oltre le regole che la società ti vuole imporre, capire oltre quello che ci viene messo davanti agli occhi.Mi rendo conto che bisogno far tesoro del perdono e che l’Amore non può finire come l’acqua dentro il mare. Mi rendo conto che l’acqua è l’essenza primaria di me stessa. Nell’acqua esiste la vita … l’energia del motore primordiale. Mi rendo conto che in essa c’è la forza dell’assoluto. Mi rendo conto … che il ghiaccio è solo uno degli stadi dell’acqua. Mi rendo conto che se il ghiaccio…. Che mi ha attanagliato l’anima ha bloccato l’amore dentro di me… essa è solo uno degli stadi del tutto. Che solo un semplice sorriso… può scioglierlo perché lo riscalda portando l’energia a tornare a vibrare. Mi rendo conto… che la vita ci consegna la chiave di piu porte, solo noi possiamo decidere quali aprire, però la cosa principale e non smettere mai di desiderare di volare… il volo è la libertà dell’essere e solo con l’Amore che si arriva a volare. Mi rendo conto che i sogni… sono l’altro modo di volare… portare a termine i propri sogni ti fa salire sopra te stessa. Ma mai portare con se qualcuno che possa spezzarti le ali e distruggere i sogni. La mia vita è sempre stata piena di amore, di sogni e di sorrisi. L’essere me stessa, l’essere ciò che sono, senza troppe domande o troppe richiesta ha portato tanta gioia agli altri consentendo a me stessa di essere libera. Priva di catene di ogni genere. Non esistono catene per l’amore… perché l’amore se diventa catena allora non ti consente di volare. Se ami qualcuno sopra te stesso allora le consenti di volare…. Di andare, libero di andare, libero di tornare perché il tornare deve essere una libera scelta. Un desiderio interiore. Un bisogno. E’ doloroso lasciar andare qualcuno… è doloroso… ma se lo ami non puoi trattenerlo a te. Sarebbe come mettere in gabbia un uccellino. Egli nasce libero. Libero di essere ciò che è.Mi guardo dentro e vedo la potenza del respiro… costante … perpetuo… perenne… moto costante… un cerchio senza inizio e senza fine che però… nell’ascesa e nel culmine della salita trova il suo momento di massima altezza o di immensa profondità un momento di trascendenza che ti consente di andare oltre il comprensibile. Perché il respiro è un puro riferimento di vita, il motore di tutto quello che siamo. Il respiro scandisce il tempo… prendere coscienze di esso, ti da coscienza del tempo interiore … dell’energia interiore, della vita stessa che fluisce e ti centra li … inchiodandoti in te stessa e alla tua stessa consapevolezza dell’essere.
sabato 27 aprile 2013
Percorso interriore...
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